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7 Settembre 2026Non è mai stato Campione del Mondo Rally semplicemente perché al tempo il Campionato Mondiale Piloti non esisteva, ma Sandro Munari da Cavarzere, comune di 12.000 abitanti in provincia di Venezia ma a ridosso di quella di Rovigo, bagnato dall’Adige e un tempo territorio di acquitrini, è stato indubbiamente uno dei più forti specialisti di tutti i tempi. Il “drago”, questo il suo soprannome, ci ha lasciato ieri, 28 febbraio 2026 a 85 anni, ma era da tempo malato.
Munari è stato un grande delle corse, uno dei più grandi. Perché con la mitica vittoria al Rallye di Montecarlo del 1972, al volante della Fulvietta HF rossa con cofani neri numero 14, ha acceso la passione per questa specialità anche in Italia, dando il via di fatto al professionismo nei rally e trasformando questo tipo di competizioni in una delle più amate e iniaugurando l’epoca d’oro dei rally mondiali. È stato uomo Lancia, il “drago”, ma si è cimentato anche al volante di altre auto: persino la Ferrari 312 PB, il mostro di potenza dominatore del Mondiale Marche Sport Prototipi del 1972, con cui Munari vinse la Targa Florio in coppia con il velocista Arturo Merzario. L’idea era stata di Enzo Ferrari (e del marketing Fiat-Lancia): far salire Sandro, vincitore del Montecarlo, sulla mostruosa 312 PB da oltre 450 CV, lui che era abituato a controllare (di traverso) i soli 160 CV della Fulvia HF. Il “drago” dimostrò di sapersela cavare egregiamente, tra gli stretti tornati delle Madonie e sul lunghissimo rettilineo di Buonfornello volando a 300 all’ora.
È stato anche un Alfista, seppure in poche occasioni: anche per questo merita di essere ricordato del Registro Italiano Alfa Romeo. Fu al Safari Rally in Kenia nel 1983: Il Safari, l’unica gara “maledetta” che al “drago” è sempre mancata nel palmarès. Gli sfuggi anche quella volta, purtroppo. Munari aveva provato a vincere il Safari fin dal 1974 (arrivò terzo con la Fulvia HF), poi raccolse un secondo posto nel 1975, si ritirò nel 1976 e conquistò il terzo nel 1977 (con la Lancia Stratos). Nel 1979 arrivò decimo con la 131 Abarth e poi 4 ritiri dal 1981 al 1984. L’edizione 1983 fu una delle più sfortunate. La squadra dell’Autodelta aveva fatto le cose per bene: il copilota di Munari Jan Street, un capace professionista del Kenia che già aveva accompagnato il “drago” nell’edizione precedente (con una Porsche 911 del team Almeras).
Una lunga sessione di test, al volante di un “muletto” (una GTV6 utilizzata in Gruppo N nel 1982 dalla Scuderia Tre Gazzelle), aveva alimentato le speranze di vittoria. Invece un banale guasto, la rottura delle spazzole dello spinterogeno, un danno da poche lire, fermò Murari quando era in posizione eccellente nella classifica. Prima l’assistenza che raggiunse la GTV6 dopo ben due ore dal guasto, poi l’incapacità di diagnosticare il danno, fecero perdere così tanto tempo prezioso che Munari giunse alla fine della prova fuori tempo massimo e venne costretto al ritiro. La maledizione del Safari, gara mai vinta da Sandro, era confermata ancora una volta… Riposa in pace, Grande Campione, fatti navigare nei cieli dal tuo fido scudiero Mario Mannucci.






