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7 Settembre 2026L’origine di uno dei simboli italiani più conosciuti ha fatto molto scrivere in passato e le diverse interpretazioni ne hanno accresciuto il fascino. Nel suo libro: “Le mie gioie terribili”, Enzo Ferrari racconta: “Quando vinsi nel 1923 il primo Circuito del Savio conobbi il conte Enrico Baracca padre dell’eroe Francesco Baracca. Da quell’incontro nacque il successivo, con la madre, la contessa Paolina. Fu essa a dirmi un giorno: Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna. Conservo ancora la fotografia di Baracca con la dedica dei genitori in cui mi affidano l’emblema. Il cavallino è ed è rimasto nero; io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena”. Ma questa non fu la sola modifica apportata da Ferrari perché confrontando le due immagini si nota che i cavallini non sono uguali e non soltanto nella coda. Si osservi la criniera e la posizione delle zampe anteriori.
Il logo del cavallino rampante apparve per la prima volta sulle vetture Alfa Romeo 8C 2300 di Taruffi-D’Ippolito e Brivio-Siena che si classificarono ai primi due posti alla 24 Ore di Spa del 1932. Secondo autorevoli testimonianze, all’origine della scelta di Enzo Ferrari, vi sarebbero l’amore per la poesia di Giovanni Pascoli “La cavalla storna” e la sua ammirazione per l’Asso degli assi, Francesco Baracca maturata nel corso della sua adolescenza.

Logo della Scuderia Ferrari.

Francesco Baracca, asso dell’aviazione italiana (1888-1918) appassionato per l’aviazione e per i cavalli aveva fatto disegnare sulla carlinga del suo aereo un cavallino rampante come simbolo personale.





